Enrico Ruggeri pubblicizza il suo ultimo singolo ”Il giorno del black-out” e l’uscita del nuovo album “Rock Show” e lo fa nel modo migliore: aizzando una “guerra” contro Internet e il suo mondo. Tutti, compresa me, ne stiamo infatti parlando.
Il testo della canzone esprime bene come il cantautore la pensa a riguardo: “in questo mondo stai a chattare con uno che sta a Canberra, ma non sai nulla della vita di chi vive sopra di te e di cui senti i passi ogni giorno.[...] Immagino un mondo fantastico dove tutto si spegne e si torna a parlare. Da bambino mi ricordo che si andava dal vicino di pianerottolo e si trovava la porta aperta. Non capiterà mai, ma è bello scriverci un brano.”
Naturalmente, facendo io parte della blogosfera, non sono per niente d’accordo con quanto affermato. E’ vero che si passa sempre più tempo davanti al computer ma questo non significa che non esistano più i rapporti interpersonali reali. Certo può capitare che si conosca meglio il fatidico personaggio di Camberra piuttosto che il vicino di casa, ma non è detto che questo sia sbagliato: probabilmente quella persona era, dal mio punto di vista, più interessante.
Internet e le applicazioni ad esso connesse sono solo una possibilità in più rispetto al passato. Spesso quando appare un nuovo media si pensa che questo comporti la morte dei vecchi. In realtà questa paura nei fatti è sempre stata smentita. Semplicemente i vecchi media dovranno riorientarsi e trovare nuove strade per la loro sopravvivenza.
Anche in questo caso non si può parlare di Internet come di quel media che decreterà “la morte” della comunicazione interpersonale (morte nel senso di diminuzione) ma semplicemente come di quella tecnologia che modificherà i rapporti tra le persone. Cambiare non vuol dire peggiorare. Spesso le due cose vengono associate perchè è sempre più difficile impegnarsi in qualcosa di diverso piuttosto che continuare a fare come si ha sempre fatto. Il più delle volte quell’impegno si è poi trasformato in un vantaggio. Pensiamo solo a come la scrittura in Fedro di Platone viene vista come regressione piuttosto che innovazione a vantaggio dell’uomo.
Che ben venga la tecnologia. Solo perchè non la si vuole imparare quindi comprendere, non bisogna denigrarla. A proposito: Ruggeri sostiene di sapere a malapena inviare e-mail quindi, con quali strumenti è arrivato alla sua conclusione?





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